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Matera si trova oggi davanti a una coincidenza storica rara e carica di significato.
Nel 2026 ricorreranno gli ottant’anni della nascita della Repubblica Italiana e i quarant’anni della Legge 771 del 1986, il provvedimento che rese possibile il recupero dei Sassi e avviò una delle più importanti esperienze di rigenerazione urbana e culturale dell’Italia contemporanea.
Nello stesso periodo giungeranno a maturazione le prime scadenze delle subconcessioni demaniali nei Sassi e prenderà avvio il programma di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo.
Sono eventi diversi, nati in contesti differenti, ma accomunati da una medesima domanda di fondo:
quale città vogliamo consegnare alle generazioni che verranno?
La risposta non può essere circoscritta ai Sassi, né può esaurirsi nelle iniziative culturali previste per il 2026.
La questione riguarda il futuro complessivo di Matera: il sito UNESCO, il Parco della Murgia, il centro storico, i quartieri del risanamento, le periferie, il periurbano, il patrimonio pubblico inutilizzato, le aree degradate e le nuove fragilità sociali che attraversano la città.
Per questa ragione il rinnovo delle subconcessioni dovrebbe diventare molto più di un adempimento amministrativo.
Dovrebbe rappresentare l’occasione per aprire una grande riflessione pubblica sul futuro della città e per avviare la costruzione di un Piano di Rigenerazione Urbana, Sociale e Territoriale di Matera 2035.
Le subconcessioni nei Sassi: continuità sì, rendita no
Le scadenze delle subconcessioni non possono essere affrontate esclusivamente attraverso criteri contabili o finanziari.
I Sassi non sono un patrimonio immobiliare qualsiasi.
Essi costituiscono un bene culturale, paesaggistico e identitario di valore universale, riconosciuto dall’UNESCO e appartenente simbolicamente non soltanto alla comunità materana ma all’intero patrimonio culturale dell’umanità.
Negli ultimi quarant’anni il recupero è stato possibile grazie all’impegno di cittadini, residenti, imprese, operatori culturali, artigiani, professionisti e associazioni che hanno investito tempo, risorse e competenze in un contesto spesso difficile e incerto.
La continuità delle attività che hanno contribuito alla rinascita dei Sassi deve essere tutelata.
Sarebbe un errore consentire che meccanismi puramente economici favoriscano l’espulsione dei residenti storici, delle attività culturali e delle piccole imprese che hanno costruito il valore sociale e simbolico del luogo.
Al tempo stesso non può essere ignorata la crescente pressione esercitata dalla rendita immobiliare e dal turismo di massa.
La trasformazione dei Sassi in un grande distretto turistico privo di popolazione residente rappresenterebbe una sconfitta culturale prima ancora che urbanistica.
La vera domanda, dunque, non è soltanto come rinnovare le subconcessioni, ma come utilizzare questo passaggio per completare il recupero, rafforzare la funzione sociale del patrimonio e garantire l’equilibrio tra tutela, residenza, lavoro e accoglienza.
Quarant’anni dopo: il dovere di un bilancio pubblico
A quarant’anni dall’approvazione della Legge 771 appare necessario promuovere un bilancio pubblico, trasparente e partecipato dell’intero processo di recupero.
Occorre conoscere con precisione:
-quanti immobili siano stati recuperati;
-quanti risultino ancora inutilizzati o incompleti;
-quali canoni derivino dalle subconcessioni;
-come siano state impiegate le relative entrate;
-quale sia il gettito complessivo della tassa di soggiorno;
-quanto di tali risorse venga effettivamente reinvestito nel patrimonio storico;
-quali finanziamenti europei, nazionali, regionali e comunali siano stati utilizzati negli ultimi decenni;
-quali interventi restino ancora privi di copertura finanziaria.
Particolare attenzione merita il tema del Fondo di Rotazione previsto fin dagli anni del recupero.
Per quale ragione non si è riusciti a costituirlo o ad alimentarlo stabilmente attraverso il recupero dei contributi pubblici erogati ai concessionari?
Comprendere questa vicenda significa comprendere se esistano oggi risorse e strumenti finanziari per completare il recupero del patrimonio ancora degradato e per sostenere nuove politiche di rigenerazione.
La trasparenza non rappresenta un esercizio burocratico.
È il presupposto per costruire fiducia, responsabilità e capacità di programmazione.
Il sistema UNESCO come infrastruttura della città futura
Uno degli errori più gravi sarebbe continuare a considerare separatamente i Sassi, il Parco della Murgia e il centro storico.
Essi costituiscono un unico sistema territoriale.
Il valore universale riconosciuto dall’UNESCO nasce infatti dalla relazione indissolubile tra città storica, paesaggio rupestre, gravina, altopiano murgico, patrimonio archeologico e ambiente naturale.
Non esistono Sassi senza Murgia.
Non esiste Murgia senza città.
Non esiste tutela autentica senza equilibrio tra tutte le componenti del sistema.
Per questa ragione il futuro Piano di Rigenerazione dovrebbe assumere il sistema UNESCO come propria struttura portante e come riferimento per ogni scelta urbanistica, paesaggistica e infrastrutturale.
La questione dell’Altipiano Murgico
Negli ultimi anni si sono manifestate spinte che tendono a interpretare il Parco della Murgia come uno spazio disponibile a trasformazioni che rischiano di alterarne caratteri, funzioni e valore paesaggistico.
Si tratta di una tendenza che richiede particolare attenzione.
Il Parco non appartiene esclusivamente alle amministrazioni che insistono sul suo territorio.
Esso costituisce una componente fondamentale di un bene riconosciuto dall’UNESCO e rappresenta un patrimonio di interesse nazionale e internazionale.
Occorre pertanto rafforzare il principio secondo cui gli organismi di gestione del Parco sono chiamati prioritariamente a tutelare l’interesse generale.
In questa prospettiva sarebbe opportuno valutare:
-il rafforzamento delle competenze scientifiche e tecniche nella governance;
-procedure pubbliche di valutazione per le trasformazioni più rilevanti;
-verifiche periodiche di coerenza con gli obiettivi UNESCO;
-forme avanzate di partecipazione delle comunità locali;
-un coordinamento permanente tra Comune, Ente Parco, Regione Basilicata, Soprintendenza e Ministero della Cultura.
I quartieri del risanamento: la seconda eredità di Matera
La storia di Matera non coincide soltanto con i Sassi.
La città costruita dopo lo sfollamento rappresenta una delle più importanti esperienze urbanistiche del Novecento italiano.
Spine Bianche, Serra Venerdì, Lanera, Villa Longo, Agna, La Martella e gli altri quartieri nati dal risanamento costituiscono un patrimonio culturale e sociale di straordinario valore.
Essi raccontano una stagione in cui architetti, urbanisti, sociologi e istituzioni provarono a immaginare nuove forme dell’abitare e della convivenza.
Eppure questa eredità è stata spesso trascurata.
La loro rigenerazione non può limitarsi alla manutenzione degli edifici.
Occorre intervenire simultaneamente su:
spazio pubblico;
servizi di prossimità;
mobilità sostenibile;
commercio locale;
cultura diffusa;
welfare territoriale;
partecipazione civica.
Le indagini socio-urbane promosse dalla Rete dei Quartieri rappresentano un patrimonio di conoscenze prezioso che dovrebbe essere posto al centro della programmazione futura.
Salvare il centro storico del Novecento
Matera possiede un patrimonio urbano spesso sottovalutato.
Le espansioni tra Ottocento e Novecento, gli assi storici, i rioni popolari, gli edifici pubblici e le architetture del dopoguerra costituiscono una parte essenziale dell’identità cittadina.
Piccianello, Venusio Vecchia e altri nuclei storici minori richiedono strategie specifiche di tutela e valorizzazione.
La città non può vivere esclusivamente del proprio patrimonio più celebre.
Occorre evitare che trasformazioni episodiche o esclusivamente commerciali producano una progressiva perdita di identità urbana e sociale.
Le aree degradate e il principio del consumo di suolo zero
La rigenerazione urbana non coincide con la crescita edilizia.
Al contrario, la città sostenibile del futuro si fonda sulla capacità di recuperare e riutilizzare ciò che già esiste.
Matera dispone di un patrimonio significativo di aree e contenitori urbani sottoutilizzati:
ex complesso Barilla;
aree ferroviarie dismesse;
immobili pubblici inutilizzati;
edifici produttivi in abbandono;
comparti degradati di San Pardo, Villa Longo e di altre periferie.
Questi luoghi potrebbero ospitare nuove funzioni pubbliche, servizi innovativi, attività produttive sostenibili, edilizia sociale, cultura e ricerca.
In questo quadro appare legittimo chiedersi perché non siano state esplorate con maggiore decisione soluzioni capaci di utilizzare il patrimonio esistente per compensare costi, volumetrie e interventi necessari alla riqualificazione delle aree più problematiche.
Dove trovare le risorse
Ogni progetto di rigenerazione richiede una strategia finanziaria credibile.
Le fonti potenziali esistono:
canoni delle subconcessioni;
tassa di soggiorno;
fondi europei 2028-2034;
programmi regionali;
fondi nazionali per la rigenerazione urbana;
programmi per il recupero abitativo;
iniziative culturali collegate a Matera 2026;
partenariati pubblico-sociali;
fondi rotativi dedicati al patrimonio storico.
Prima di chiedere nuove risorse, tuttavia, occorre comprendere come siano state utilizzate quelle già disponibili.
La trasparenza rappresenta il primo investimento necessario.
Una proposta per Matera 2035
Matera dovrebbe avviare entro il 2026 un percorso pubblico finalizzato alla costruzione di un Piano di Rigenerazione Urbana, Sociale e Territoriale fondato su quattro principi fondamentali.
1. Diritto alla città
Contrasto alla rendita, tutela della residenza stabile, accesso universale ai servizi e agli spazi pubblici.
2. Consumo di suolo zero
Recupero prioritario dell’esistente, riuso del patrimonio inutilizzato, rigenerazione delle aree degradate.
3. Rigenerazione socioecologica
Qualità urbana, verde, mobilità sostenibile, efficienza energetica, adattamento climatico e salute pubblica.
4. Democrazia partecipativa
Coinvolgimento attivo di quartieri, associazioni, università, imprese, lavoratori, istituzioni culturali e cittadini.
Conclusione: dalla stagione del recupero alla stagione della rigenerazione
Le subconcessioni nei Sassi rappresentano una scadenza amministrativa.
Ma possono diventare molto di più.
Possono rappresentare il passaggio simbolico e concreto che consente a Matera di chiudere la lunga stagione del recupero emergenziale e di aprire quella della rigenerazione integrata dell’intera città.
La sfida non consiste nel conservare i Sassi come immagine da cartolina.
La sfida consiste nel conservare e rigenerare Matera come comunità vivente.
Una comunità capace di tenere insieme patrimonio e innovazione, paesaggio e sviluppo, cultura e lavoro, residenza e accoglienza, ambiente e democrazia urbana.
Solo così Matera potrà affrontare il futuro senza rinunciare alla propria storia e senza smarrire il senso profondo della propria identità.




