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Di seguito la trama:
Desiderosa di perfezionarsi, Suzy, una giovane americana, vola in Germania per frequentare l’Accademia di Friburgo, rinomata scuola europea di danza. Il suo arrivo coincide con una notte tempestosa, durante la quale avvista una ragazza che fugge disperata. Tuttavia, al suo tentativo di entrare nell’Accademia, le viene negato l’accesso e deve cercare rifugio altrove per la notte. Nel frattempo, la fuggitiva, Pat, trova riparo presso un’amica, ma è ossessionata da qualcosa che rifiuta di spiegare. Durante la notte, una mano sconosciuta la attacca attraverso la finestra del bagno, uccidendola mentre l’amica cerca invano di entrare.
La mattina successiva, Suzy ritenta l’ingresso all’Accademia, dove viene accolta da miss Tanner con fredda cortesia e presentata all’insegnante, madame Blanc. Quest’ultima le rivela la tragica fine di Pat e la mette in guardia sulle amicizie. Nonostante le difficoltà logistiche, Suzy viene ospitata in città da Olga, una studentessa del terzo anno. Mentre si inserisce nella vita dell’Accademia, Suzy nota che l’atmosfera non è sempre amichevole, ma ben presto si trova coinvolta in situazioni molto più inquietanti.
Come altri film degli anni ’70, Argento utilizza elementi delle favole per creare un’atmosfera horror, con personaggi tipici come la protagonista apparentemente indifesa e le streghe. L’Accademia stessa diventa un luogo enigmatico e letale, con colori vibranti che mascherano la sua vera natura minacciosa.
Il film inizia con una sequenza mozzafiato, creando un’atmosfera enigmatica e surreale. L’uso del colore è distintivo, richiamando l’influenza di Mario Bava, ma con un tocco personale che rende ogni scena visivamente coinvolgente. La regia di Argento dimostra maestria nella gestione delle scene, compresi dettagli minori come l’invasione di larve dalla soffitta.
L’intero film è un tripudio estetico, con giochi di luce e una regia fantasiosa che accompagna senza sforzo l’azione, rendendolo un classico istantaneo e un punto di riferimento per l’horror successivo.




